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Gasolio, elettrico o maltodestrine?

A piede libero di Alex Zanardi

Gasolio, elettrico o maltodestrine? Che il combustibile sia fossile, accumulato sotto forma di elettricità dentro una batteria, o il più nobile degli zuccheri, che il nostro organismo può utilizzare per alimentare la combustione nei muscoli, non sono impazzito, un punto di contatto c’è.

Perché il nostro corpo è come un motore, anzi, sarebbe meglio dire che il motore è un po’ come il nostro corpo. Molto più semplice, perché sa fare soltanto una cosa: bruciare in modo controllato un solo tipo di combustibile fossile per generare energia. Noi, invece, possiamo mangiare di tutto, anche se non con tutto rendiamo allo stesso modo…

Il fascino del motore

Il motore è senza dubbio una tra le più affascinanti invenzioni che l’uomo ha creato nel tempo, in un certo senso, a sua immagine e somiglianza. Non voglio essere blasfemo nel riferimento con l’opera del Padreterno, anche perché, spesso, quanto fatto dall’uomo, qualche difetto ce l’ha. I gas di scarico dei motori avvelenano l’aria che respiriamo. E dopo decenni di sfrenato sfruttamento delle risorse fossili del pianeta, beh, in termini d’inquinamento ambientale il conto sta arrivando salato come non mai.

 

Il tema è attuale ma a volte, troppe volte, capita che le ragioni economiche prevalgano sugli interessi reali del pianeta, di noi stessi che lo abitiamo. Se a questo aggiungete che siamo tutti un po’creduloni. Che lo stesso sistema che abbiamo creato ci educa a cercare soluzioni facili o immediate, quelle che dribblano i sacrifici quotidiani imposti dalle politiche dei piccoli passi. Ecco, allora, quello stesso sistema deve, ovviamente, offrirci anche le soluzioni, spacciandocele come tali, quando non le ha davvero. E sul tema della mobilità del futuro adesso ci raccontano come la soluzione siano le vetture elettriche. Con convinzione, perfino i governi offrono già oggi incentivi per l’acquisto di auto ibride o del tutto elettriche.

 

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L’elettrico, conoscere per sapere

Torniamo, allora, a pensare al motore che spinge la nostra auto come ai nostri muscoli. Un’auto elettrica, pesa quasi il doppio rispetto a una vettura tradizionale e già qui, metaforicamente, è come voler correre una maratona con nostra moglie o nostro marito (se è magrolino…) sulle spalle.

 

Ok, mettiamola così: spreco più energia, che dovrò ovviamente generare, però non inquino… perché il motore che la produce è elettrico! Sì, ma, poi, come le ricarichiamo le batterie? Potenziare la produzione di energia elettrica è possibile, anche se, al momento, è difficilissimo. Giusto il nucleare raggiungerebbe lo scopo, ma il Popolo si è espresso negativamente sul tema con un referendum e quindi? Non voglio demonizzare l’auto elettrica, che nei centri urbani, soprattutto per i professionisti, in effetti, è virtuosa. Se da domani noi tutti comprassimo una macchina elettrica, che cosa succederebbe?

 

Ipotizzo una risposta?!? Alle sette, sette e mezza, rientrano per cena milioni di persone che, nello stesso momento, attaccano la spina per ricaricare le batterie… E si spegne la televisione nelle case, il forno a microonde, la luce. Poi, i lampioni per strada, le insegne, la sbarra del Telepass, i semafori… l’ospedale! Sapete che c’è? Siamo ignoranti. Non è un male assoluto, anzi, ognuno di noi ha diritto di credere e di fidarsi di chi si professa esperto degli argomenti che ignoriamo. Capite, però, che su certi temi, per come ce la raccontano, aprendo gli occhi potremmo accusarli di “circonvenzione d’incapace”?!?

L’alimentazione e il lavoro? Un’abbinata meravigliosa!

Quanti problemi nella nostra storia sono stati generati da soluzioni malpensate per risolverne altri. Non vado oltre, non è questo il luogo, ma avendo giocato su come anche noi siamo motori che possono rendere in modo assolutamente diverso grazie all’alimentazione, questo, sì, che interessa chi frequenta queste pagine. Noi, pur non funzionando a benzina, a gasolio o a energia elettrica, abbiamo capacità potenzialmente meravigliose.

Attraverso la combinazione lavoro-alimentazione non solo possiamo migliorare le prestazioni del nostro motore ma, addirittura, trasformarne le sue caratteristiche fondamentali.

Come dire: devi correre i 100 metri? Beh, ti serve un motore di cilindrata enorme, o perché no?, uno elettrico, che ha una coppia lineare, cioè pazzesca. Non importa quanto consuma, quanto peserebbero le batterie per alimentarlo a lungo, tanto deve fare 100 metri. E anche quando aggiungessi peso – se a ogni chilo di materiale che lo costituisce, metallo nella metafora, muscoli nel caso specifico, corrisponde un incremento di potenza superiore a quanto sprechi per portare in giro quella massa – chi se ne frega!

 

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Le scorte di glicogeno: un mix tra alimentazione e integrazione

Fuori dal circolo metaforico che ho imbastito, per fare il centometrista dovrai concentrarti soprattutto su lavori di forza, ripetizioni brevi al massimo delle capacità, accelerazioni brucianti, con il massimo dei carichi. E ancora, mai lavori a digiuno, mai carenza di proteine dopo l’allenamento.

Un’alimentazione studiata, dove al fisico non manca nulla per abituarsi a dare sempre il massimo. Gli esperti ci raccontano che se per il tipo di allenamento svolto il fisico usa tutte le risorse provenienti dall’alimentazione non ingrasseremo, né non nuocerà mai alla nostra salute.

È vero, in parte anche per chi fa gare relativamente brevi: i pistard nel ciclismo, o chi si specializza nelle gare a cronometro, che di rado superano i 40 minuti. Questi atleti possono ambire ad andare solo a benzina super, impiegando, cioè, il più possibile le sole scorte di glicogeno  che il nostro fisico ricostruisce e accantona con una buona alimentazione e un’opportuna integrazione alimentare.

I grassi, un combustile per l’endurance

Discorso del tutto diverso è quello di un maratoneta, o di chi punta alle lunghe distanze nel ciclismo, o ancora di un aspirante Ironman. Per prepararsi a questi sforzi lunghissimi, il fisico va abituato a centellinare le risorse di glicogeno e a preferire i grassi come combustibile.

Gli allenamenti a digiuno servono per educare il nostro organismo a questa abitudine. Il corpo, poi, dovrà essere asciutto: pochissimo grasso, muscoli lunghi ed elastici. Insomma, il motore, qui, perde un po’ di potenza, ma si abitua a girare per consumare poco. La sua forza è anche la leggerezza: meno peso si porta in giro, più efficiente sarà l’atleta nel coprire lunghe distanze.

Guarda caso, quello che dovrebbero fare le nostre auto per inquinare meno no?!? Una sorta di piccolo Diesel euro 6. Sì, proprio quel Diesel ora spacciato all’opinione pubblica come superato per ragioni d’inquinamento ambientale! In realtà, abbinando a questa tecnologia una carrozzeria leggera, fatta in materiali compositi stampabili, che peraltro costerebbe relativamente poco, potremmo avere auto più piccole, capaci di fare fino o forse più di 30 km con un litro di gasolio. Capite come tutto questo inciderebbe sul tema dell’ambiente?!?

 

L’obiettivo prima di tutto

Vabbè, gente, ho mescolato parecchi argomenti, in apparenza molto distanti tra loro, solo per mostrare come dovrebbe essere il buonsenso a indicare la strada e non l’ultima tendenza reclamizzata. Di quanto sarebbe importante domandarsi bene e capire quale sia la nostra vera ambizione prima di decidere la direzione da prendere. Infine, di avere la capacità di selezionare gli strumenti giusti e non quelli più esotici.

 

Nello sport è la stessa cosa: «Qual è il nostro obiettivo?». Deciso questo: «Come possiamo attrezzarci per ambire a diventare atleti più forti in quella disciplina?». Non è fantascienza, gli esperti veri spiegano che possiamo cambiare il tipo di motore che spinge il nostro fisico. Peraltro, attraverso il lavoro e l’alimentazione calibrata sul lavoro che andremo a fare, ci manterremo in salute, perché l’eventuale integrazione è commisurata al dispendio nutrizionale che si produce in quel particolare tipo di lavoro.

La qualità e la quantità che fanno la differenza

Informiamoci prima di decidere che cosa sia meglio fare, ascoltando le persone giuste, con il giusto spirito critico. Diffidando un po’ di chi promette tutto e subito, di chi ti racconta che certi alimenti siano da bandire o altri possano essere consumati a dismisura. Non sarà mai una dieta iperproteica a far lievitare la nostra massa muscolare, se tra una pausa sul divano e l’altra alterniamo, al massimo, una corsetta nel parco sotto casa.

 

E nemmeno ci asciugheremo come il più veloce degli etiopi per preparare la nostra maratona con il digiuno totale… In entrambi i casi, faremo solo danni al nostro fisico, perché anche se non esiste un alimento di per sé pericoloso, qualità e quantità sbagliate possono esserlo.

Superare la nostra ignoranza è il grande moltiplicatore dei nostri sforzi. Nonché il modo per riconoscere i mille ciarlatani che ci propongono ogni giorno nuove ricette basate su studi fantomatici. Sapere fare sintesi: anche questo è il modo per portare a casa il risultato.

Gratis non arriva nulla

Se mi state leggendo, credo siate finiti nel posto giusto per cominciare a chiarirvi le idee e non per quello che posso raccontarvi io. Piuttosto, grazie alle parole degli esperti che scrivono con passione su questo magazine e che lo fanno con onestà, proponendo soluzioni concrete agli obiettivi che ognuno di noi potrebbe avere.

Chiudo con un monito. Le parole non sono mie ma di Vince Lombardi, uno dei più grandi allenatori nella storia del football americano: «L’unico luogo in cui la parola Successo, Success in inglese, arriva prima della parola Lavoro, Work, sempre nella sua lingua, è nel dizionario!».

Allora, buon lavoro… o Work, se volete. E ricordate che gratis non arriva nulla!

Alessandro Zanardi, detto Alex, nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Sposato con Daniela, ha un figlio, Niccolò. A 14 anni inizia la sua avventura automobilistica nelle gare dei Go-Kart. In otto anni vince tre titoli nazionali e un europeo. Nel 1993 è in Formula 1 con la Lotus. Nel 1996 entra a far parte del Team di Chip Ganassi nella serie americana CART World Championship Series. Ci resta giusto il tempo di vincere due titoli Mondiali. Nel 1999 torna in Formula 1 a bordo, però, di una Williams. Nel 2001, sul circuito tedesco di Lausitzring, in Germania, un terribile incidente lo priva delle gambe. Potrebbe fermarsi, invece è la svolta. Nel giro di pochi anni, le sue strabilianti imprese lo eleveranno all’olimpo dei grandi campioni dello sport. Nel 2007 scopre l’handbike e si iscrive alla Maratona di New York: il quarto posto è tutto suo. Nel tempo, forza di volontà, entusiasmo e cura nei dettagli sono le qualità che affina sempre di più per fregiarsi del titolo di pluricampione olimpico nell’handbike. A Londra 2012, infatti, porta a casa 2 ori individuali nella cronometro e in quella in linea. E a Rio 2016, alla soglia dei 50 anni, grazie al lavoro svolto sotto la guida del suo preparatore atletico, Francesco Chiappero, e da tutto lo staff di Equipe Enervit, stravince nella cronometro e nella staffetta. Intanto, tra un’Olimpiade e l’altra, raccoglie altri ori nelle diverse edizioni del Para-cycling World Champioship. Tutto questo, senza mai trascurare il suo primo amore: le auto. Nel 2014 accetta di rivestire il ruolo di Ambasciatore di BMW nel mondo e rimette i panni di pilota nel Campionato Blancpain GT Sprint con la BMW Z4 GT3 ufficiale. Prosegue l’attività para-ciclistica e conquista la Coppa del mondo, il titolo di Campione mondiale nella gara a cronometro e in quella a squadre a Greenville, Stati Uniti. Ma il 2014 sigla anche l’importante incontro tra Alex Zanardi ed Enervit, che seguirà il campione nel suo debutto nella gara più massacrante del Triathlon: l’Ironman World Championship Final di Kona, alle Hawaii. Lo chiuderà in 9 ore, 47 minuti e 14 secondi, classificandosi al 273esimo posto su oltre 2000 partecipanti. C’è dell’altro, però: lo sfidante evento si trasformerà nell’occasione giusta per chiedere ad Alex di diventare Ambasciatore Enervit. Nel 2017 completa l’Ironman di Barcellona in meno di 9 ore. Nel 2018 conquista l’ennesimo oro nella cronometro nel Para-cycling World Champioship. E all’Ironman di Cervia, il tabellone sulla linea d’arrivo registra 8 ore, 26 minuti e 6 secondi: record mondiale per gli atleti con disabilità, all’interno del circuito Ironman. Mentre la classifica generale lo vede al 5° posto assoluto su quasi 3000 atleti in gara. La leggenda continua.