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A tu per tu con i grandi dello sport: Federico Pellegrino

I grandi dello sport

Lo intuisci sentendo parlare di lui, lo percepisci leggendo il suo blog, lo deduci guardando i video che trovi online, ma solo quando ce l’hai di fronte la sensazione diventa realtà: Federico Pellegrino è davvero meticoloso, preciso, ordinato.

Quando ti guarda, quando si muove, quando inizia a raccontare di sé. Nessuna parola è buttata lì a caso, nemmeno se la domanda suona “leggera”. No. Chicco, così lo chiamano gli oltre settecento fan, la ormai famosa Macchia gialla, perché gialla è la maglia che indossano a bordo pista, ti ascolta, ci pensa e poi pesca uno dopo l’altro il vocabolo più azzeccato, mentre il discorso prende forma. Un tipo inquadrato verrebbe da dire, ma sarebbe una scorciatoia. Perché il fondista italiano più vincente di sempre a livello maschile, prima che un grande campione, è un ragazzo molto intelligente. E da intelligente gli è chiaro che nella vita per eccellere ci vogliono metodo e tanto rigore per sfruttare appieno il proprio talento. E da qui partiamo.

 

Tu che ne hai da vendere, parlaci del talento.

«Già, il talento, a volte sa di scusa. Per sé e per gli altri. Come se tutto o quasi fosse concentrato lì. E quel lì ha tanto a che fare con la genetica. Ma per me il talento è altro. È la somma di quello che ti arriva in dono da mamma e papà, più le esperienze vissute in maniera involontaria. Qualcosa che non ricerchi e che un domani potrebbe tornarti utile ai fini della prestazione».

 

Fatico a seguirti. In che senso?

«Un esempio pratico. Spaccare la legna rientra nel talento, finché non pensi che spaccare la legna ti serva per andare forte in gara. Se invece reputi che questa attività possa giovare alla performance, allora va infilata nella lista delle cose che, con la testa, decidi di fare. È chiara la differenza? Quello che ricevi in dote e ciò che sperimenti senza volerlo alimentano il tuo talento. Lo coltivano. Io, in questo senso, sono stato fortunato. Ho avuto accanto a me solo persone che hanno lasciato semplicemente crescere me e il mio talento. (Ve l’ho detto che è un ragazzo intelligente!)».

 

In gara, tattica, tecnica o temperamento?

«Non ho dubbi: tattica. Certo, negli anni ho affinato moltissimo sia la tecnica sia il temperamento, ma la tattica è il mio punto di forza. Quello che mi consente di mettere dietro gli avversari. Un approccio alla competizione che mi aiuta a sfruttare al massimo le mie caratteristiche non solo fisiche, ma mentali. È fondamentale conoscerci. Capire di che pasta si è fatti è il primo passo nella costruzione di risultati importanti».

 

Parliamo di “noi”: quando sei entrato in contatto con l’Equipe Enervit?

«Lo scorso anno, a stagione cominciata. Lo scopo era capire se quello che avevo messo a punto con il responsabile medico del nostro settore, il dottor Filippo Balestrieri, che si confronta spesso con il team di Equipe Enervit, girava per il verso giusto o se c’era margine di miglioramento. Un primo approccio, che ha dato i suoi frutti».

 

E ora?

«In vista della prossima stagione agonistica il rapporto si è fatto più stretto. Non ci limiteremo a raddrizzare il tiro su alimentazione e integrazione, ma lavoreremo insieme. E insieme ricercheremo, sfrutteremo le esperienze passate, analizzeremo le mie esigenze. Aspetto caro all’Equipe Enervit, il cui pregio è anche quello di sapere ascoltare i bisogni dell’atleta. L’obiettivo? Trovare la giusta quadra, a seconda delle differenti tipologie di allenamento. Che sono tante e ognuna ha le proprie specificità. Individuare il supporto adeguato, andare nel dettaglio, significa dare una mano al fisico e, quindi, al risultato. Una bella sfida!».

 

Da 0 a 10, quanto incide l’alimentazione sulle tue prestazioni sportive?

«In termini di sensazioni o in concreto?».

 

In concreto.

«Be’, allora immaginiamo una torta, quella della performance. Che non è solo a fette, ma a più strati. Ora aggiungiamo una variabile che conta: la mente. Che, a mio parere, si prende il 50 per cento del goloso dolce. La testa, infatti, ti serve in allenamento, in gara, nella crescita, nella fiducia. La fa da padrona sul fisico. Non ce n’è».

 

 

 

Torniamo alla torta.

«Come ho appena detto, è a più strati: alimentazione, integrazione e recupero. È essenziale saper recuperare, che significa riposare bene, dormire bene. Tre aspetti per nulla di contorno, anzi. Se rispettati, fanno la differenza in termine di prestazione. A maggior ragione per chi, come me, è a un buon livello. L’ho provato sulla mia pelle. Da quando ho iniziato a curarli come si deve ho cominciato a vincere, a fare le medaglie, a guadagnare podi in Coppa del Mondo. Ecco perché dico che tutti e tre incidono. E tanto. Sia chiaro, occorre metterci parecchio impegno. A volte è frustante. Quando vinci, però, non c’è storia: la soddisfazione per il traguardo raggiunto ti ripaga da ogni fatica».

 

Allenamento e nutrizione: quanto gli integratori ti aiutano nei giorni di training?

«Il giusto. Perché ne faccio buon uso. Ovvero, né troppo, né troppo poco, prima, durante e dopo. Tutto dipende dal tipo di training. Vado sul pratico. Due allenamenti al giorno: il principale e quello di “contorno”. Nel primo, opto per i sali minerali e le maltodestrine. Nel secondo, fatto di corse o lunghe skirrolate, magari mi basta qualche golata di acqua dalle fontane che trovo in paese. Non esagero mai. E, in ogni caso, ascolto i segnali che il corpo mi invia. Regola che applico tanto in allenamento quanto in gara».

 

Gara in vista: come ti alimenti per avere energie a sufficienza?

«Ho una mia formula collaudata negli anni. Il giorno prima faccio un bel carico di carboidrati, cucinati nel modo più semplice possibile. Per quanto riguarda la quantità, sto sugli 800 g, tra porridge di avena e pasta. La mattina della race, invece, mi tengo su quantità più moderate. Grazie all’alimentazione del giorno precedente e al riposo notturno, le mie batterie sono cariche al punto giusto».

 

Il gran giorno è arrivato, Federico Pellegrino, il campione di classe mondiale scende in pista. Con o senza supplementi dietetici?

«Con, con… eccome. Per gestire al meglio la performance, non solo da un punto di vista fisico. Nello zaino ci infilo: i sali minerali, i pre-sport, le barrette, i gel. Soprattutto, un attivatore di energia a base di caffeina e Yerba Mate, il Mate Shot, creato da Enervit su mia precisa richiesta. In gara, in base a come mi sento, ne prendo 1 o 2. Va detto che le sprint sono race particolari. Si sviluppano su più turni e il recupero tra l’un e l’altro si riduce man mano ci si avvicina alla finale».

 

Da qui l’importanza di gestirsi al meglio. Giusto?

«Esatto. Ecco perché, non di rado, in base alle sensazioni che provo, cambio il mio metodo. Se mi manca un po’ di brillantezza, punto su un integratore. Se mi sento stanco, ne valuto uno diverso. Altre volte capisco che non ho bisogno di nulla. Ciò che conta è non spingersi mai oltre una certa produzione di lattato, con il rischio di arrivare sfiniti all’ultima fase, la finale. Infine, occuparsi di quale supplemento scegliere in un preciso istante è un modo per non avere la testa su quanti minuti mancano al prossimo turno o alla competizione che verrà. Un aiuto per la mente».

 

Medaglia al collo. A tavola ti concedi?

«Nulla di speciale. Con la testa sono già all’appuntamento successivo. L’attenzione a ciò che metto nel piatto resta alta. A fine stagione, la musica cambia, ma solo un filo. Ci può stare un hamburger, una pizza, che d’inverno me la scordo, una birra, perché no. La vita d’atleta mi segue dentro e fuori le piste da sci».

 

Gli anni passano e da motore a benzina si passa a essere un diesel. Dalle sprint alle distance?

«Mi sto preparando anche a questa eventualità. D’altronde, già adesso, il mio programma di allenamento non è differente dai distance, anzi, d’estate è identico. Poi, per come affronto io le sprint, lavorare su entrambi gli aspetti mi ha aiutato a passare i primi turni e a sostenere bene gli ultimi. Che sono quelli che ti fanno vincere la gara. Così, se con lo stesso lavoro affino le sprint e nel contempo miglioro la performance in competizioni più lunghe, tutto di guadagnato. Non a caso, sto avendo una bella crescita anche lì. Molto dipende anche dai calendari di Coppa del Mondo, che in questi anni sono stati parecchio fitti e questo sarà il peggiore di sempre. Dovrò fare delle scelte. La mia, per ora, è di quella di privilegiare le sprint».

 

Un profondo senso di gratitudine per…?

«…per chi mi ha lasciato crescere in ogni aspetto della mia vita. I miei genitori in primis. Poi, i tanti allenatori che ho avuto nel tempo, a partire da quello di calcio, fino ad arrivare allo sci. Ci metto pure i maestri di musica e di percussioni della banda di Nus, il paese valdostano dove sono nato. I miei fan… Insomma, tutti quelli che mi hanno permesso di coltivare le mie passioni, senza impormi nulla. Che non è poco, no?».

 

Il tuo motto per l’Equipe Enervit.

«Ce l’ho bell’e che pronto. È il mio e glielo giro volentieri: “Fare poco e bene” piuttosto che “tanto e meno bene”. No, non “male”. Quello manco lo contemplo».

 

La biografia di Federico Pellegrino in pillole

  • Federico Pellegrino, Chicco per gli amici, nasce ad Aosta il 1° settembre 1990.
  • Ha solo 4 anni quando inizia a muovere i suoi primi passi sugli sci.
  • A 16 anni la prima scelta: sci o calcio (ottimo attaccante!)? Opta per il primo sport. Inizia, così, ad affinare una sua prima qualità vincente: la tecnica.
  • Nel 2009 arriva la chiamata in Nazionale. È tempo di fare una seconda, importante scelta: sci o scuola (ha fatto il liceo scientifico) e, quindi, università? Sci. Adesso gareggia per le Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato.
  • È il 2010 quando debutta in Coppa Europa. Vince il bronzo ad Hinterzarten, in Germania, nella Sprint dei mondiali Juniores, e fa segnare i primi punti in Coppa ancora da cadetto. È l’inizio dell’apoteosi.
  • Il 15 gennaio 2011 sale sul suo primo podio di Coppa, a Liberec, in Repubblica Ceca. Non ci sono dubbi: è nato un fenomeno. In squadra nazionale viene creato il team degli sprinter, del quale fa parte anche Greta Laurent, la sua fidanzata.
  • Il titolo di campione del mondo Under 23 a Liberec 2013 dice come Federico possa essere competitivo anche in classico. Tecnica che lo aiuterà a vincere, nel 2018, la Medaglia d’Argento alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018, in Corea del Sud. A suo dire, la vittoria più bella, proprio perché nella tecnica a lui meno congeniale.
  • Dalla Sprint Skating di Davos, in Svizzera, del 13 dicembre 2015 alla Team Sprint del 17 gennaio 2016 di Planica, in Slovenia, Federico colleziona 5 vittorie consecutive in Coppa del Mondo. Alla fine di quella stagione alzerà come primo e unico (al momento!) non nordico, la Coppa del Mondo Sprint.
  • Il mondo di Federico racconta di una dedizione totale al lavoro. Di una cura maniacale per i particolari. Di una convinzione forte nei suoi mezzi. Gli ingredienti che fanno di lui il fondista italiano che ha vinto più gare in Coppa del Mondo: 13. E 5 medaglie mondiali (un oro, 2 argenti, 2 bronzi) tra Falun 2015 (Svezia) e Seefeld 2019 (Austria), passando per Lahti 2017 (Finlandia), dove ha conquistato il titolo di Campione del Mondo nella Sprint.

Autore

Lucia Cordero

    Ginnasta prima, iseffina poi, nel 1985 inizia a scrivere di salute e benessere per varie testate nazionali: “Corriere Salute – Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello sportivo – Gazzetta dello Sport” (RCS), le più importanti. Il fitness è agli albori, la California è il posto dove si macinano idee: conviene andarci. Avanti e indietro fino al 1995 quando, rientrata stabilmente in Italia, dà vita a “Fitness Magazine”, che dirigerà per due anni. Nel 1997 è a “Fit For Fun” e pochi mesi dopo la chiamano a “Donna Moderna” per la messa a punto di “Donna in Forma” (A. Mondadori Editore). Sarà il primo di una serie di progetti editoriali a firma della testata madre. Nel 2014 si dimette da “Donna Moderna” con la qualifica di Caporedattore centrale. Nel 2015 avvia la collaborazione con Enervit. Nel 2019 insieme al dottor Luca Mondazzi realizza il magazine online dell’Equipe Enervit. Nel cuore, il professor Enrico Arcelli e le tante interviste fatte insieme.