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VO2max: la cilindrata dell’atleta

Training

Oggi c’è la VO2max, cioè il massimo consumo di ossigeno, ma un tempo, per misurare le potenzialità dell’atleta, ci si avvaleva di metro e orologio. I dati che se ne ricavavano, per quanto precisi e sufficienti, fanno sorridere se paragonati ai test scientifici che adesso abbiamo a disposizione.

A partire dalla seconda metà del Novecento, infatti, sono stati via via messi a punto nel campo della scienza applicata allo sport veri studi di laboratorio che hanno radicalmente trasformato le metodologie di allenamento. Nel ciclismo, l’esempio più eclatante di questa rivoluzione si è avuto nel 1984 con il record dell’ora di Francesco Moser .

A 25 anni, l’apice del massimo consumo di ossigeno

Ai giorni nostri, a metro e orologio si sono sostituiti altri parametri di valutazione.

Uno tra i più attendibili nella previsione del potenziale atletico negli sport di endurance è, appunto, la VO2max. Si tratta di un parametro biologico che esprime il volume massimo di ossigeno (in millilitri) che è possibile consumare al minuto per chilogrammo di peso corporeo, durante uno sforzo aerobico massimale. Si esprime in ml/kg/min (millilitri per kg di peso corporeo al minuto) e nonostante un’importante “base” ereditaria, può aumentare con il miglioramento della forma fisica.

In ambito amatoriale, e in particolare nelle granfondo di ciclismo, i migliori atleti raggiungono, in media, valori prossimi ai 70/75 ml/kg/min. Tuttavia, già intorno ai 60 ml/kg/min si può intuire una buona attitudine alle discipline di resistenza. Negli atleti professionisti, i valori più alti di VO2max si raggiungono mediamente intorno ai 25 anni d’età, per poi calare lentamente in seguito ai processi d’invecchiamento dell’organismo. Non è comunque raro riscontrare ottimi valori superiori a 60 ml/kg/min, anche in sportivi intorno ai 50 anni d’età.

 

vo2max test

Dove fare il test

Conoscere il proprio massimo consumo d’ossigeno è importante nella valutazione della prestazione sportiva, visto che solo il 23% dell’energia fornita dalla combustione dell’ossigeno nei muscoli arriva in watt ai pedali della bicicletta. Se vogliamo fare un paragone motoristico, alti valori di VO2max corrispondono a più cavalli, utili a scalare le classifiche di gara.

Per rilevare il massimo consumo d’ossigeno c’è un test apposito. Se fino a qualche anno fa era riservato a pochi “eletti”, oggi si può farlo in molti centri di medicina sportiva. Con la raccomandazione di rivolgersi a una struttura seria, che misuri questo parametro mediante apparecchi specifici (la presenza della maschera è necessaria) e non con una semplice stima indiretta basata sui watt erogati. Un errore di valutazione, infatti, potrebbe costare caro nell’ambito di una preparazione atletica. Nella migliore delle ipotesi, una “cantonata” in gara. Nella peggiore, un training del tutto sproporzionato.

Tra dicembre e febbraio, il periodo ideale

Quando eseguire questo test? Il periodo più indicato è tra dicembre e febbraio, lontano dal periodo agonistico, in modo da predisporre un corretto piano di lavoro che si basi sulla propria effettiva “cilindrata”. Come tecnico del settore, reputo questo passaggio fondamentale per i miei atleti nell’orientamento del training e per una corretta impostazione del profilo agonistico.

 

 

Dottore in Scienze Motorie e Sportive, è preparatore atletico e titolare di “Reaction” a Saluzzo (CN): un centro che offre servizi nell’ambito dell’attività motoria, dalla riabilitazione alla performance. Preparatore atletico di Alex Zanardi e Vittorio Podestà, ori Paralimpici a Londra 2012 e a Rio 2016, si interessa di analisi biomeccaniche e valutazioni funzionali per migliorare il rendimento atletico. Appassionato di endurance, è un buon granfondista nel ciclismo. Dal 2014 fa parte di Equipe Enervit.